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19 Mar

Sicurezza, rischi e criticità negli appalti e subappalti

Nel mercato del lavoro attuale è in aumento l’utilizzo dei contratti di appalto con il risultato di avere in luoghi di lavoro, come, ad esempio cantieri edili o stradali, sempre “più lavoratori provenienti da ditte diverse, che devono lavorare insieme coordinando le varie attività, variabili e spesso pericolose”.

 

Con questa tipologia di lavoro, quella in appalto, che “mira essenzialmente a ridurre i costi aumentando i rischi”, siamo di fronte ad “una sfida per chi deve occuparsi di salute e sicurezza: lavoratori che non si conoscono, che svolgono attività diverse, che hanno esperienze lavorative e cultura della prevenzione diverse”. Ed è necessario considerare alcuni aspetti che “rendono pericolosi questi incroci”.

 

Ad affrontare in questi termini queste criticità e a presentare il delicato tema degli appalti è la presentazione del volume “Sicurezza accessibile. Sicurezza e appalti: un incrocio pericoloso?” curato da Giorgio Sclip ed edito da EUT Edizioni Università di Trieste. Un volume, presentato in una videoconferenza il 25 febbraio, che raccoglie anche i contributi della giornata di studi “Sicurezza e appalti: incroci pericolosi? Obblighi e criticità tra il D. lgs 81/08 e il D.lgs 50/2016” che si è tenuta il 22 ottobre 2018 a Trieste.

Gli argomenti affrontati nell’articolo:

  • Sicurezza e appalti: opportunità, fattori di rischio e criticità
  • Sicurezza e appalti: una strada in salita?
  • Sicurezza e appalti: rischi aggiuntivi e rischi interferenziali

Sicurezza e appalti: opportunità, fattori di rischio e criticità

Nell’Introduzione al volume, curata da Francesca Larese Filon (delegata del Rettore per la qualità degli ambienti e delle condizioni di lavoro, salute e sicurezza dei lavoratori, Università di Trieste), si ricordano alcune opportunità, fattori e criticità dell’incrocio tra sicurezza e appalti:

 

  1. Il fattore umano legato alla preparazione e sensibilizzazione dei lavoratori: “si tratta di cultura che nasce fin da piccoli e nella scuola e che deve essere applicata sul posto di lavoro. Per questo i corsi di formazione sulla salute e sicurezza sono fondamentali. Nei lavoratori, specie quelli che hanno ricevuto meno opportunità di formazione o quelli che per barriere linguistiche non sono stati adeguatamente formati, la percezione del rischio e il rispetto delle norme di prevenzione possono essere carenti. Questo deve essere colmato con incontri specifici fra tutti i lavoratori in cantiere in modo da migliorare e uniformare la cultura della sicurezza.
  2. Altro fattore importante è la cultura aziendale per la sicurezza ed il ruolo dei preposti e dei dirigenti che all’interno del cantiere devono vigilare affinché le norme di prevenzione vengano attuate. Questa attenzione permette di migliorare l’adesione dei lavoratori al rispetto delle norme.
  3. Il terzo punto cruciale sono le condizioni di mercato e l’organizzazione del lavoro: l’uso del lavoro straordinario, turni di lavoro molto lunghi senza pause adeguate, la necessità di terminare una commessa in tempi troppo stretti”. Questi sono importanti fattori di rischio anche per la salute e sicurezza e la tutela di infortuni e malattie professionali.

 

Sicurezza e appalti: una strada in salita?

Ci soffermiamo anche brevemente sull’intervento “Sicurezza e appalti: una strada in salita?”, a cura di Giorgio Sclip (membro del Focal Point per l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro – Università degli Studi di Trieste), che ricorda come l’Italia sia una repubblica democratica, fondata sul lavoro (Costituzione Italiana), ma anche un luogo in cui il mercato del lavoro ha assunto, “in maniera sempre più deviata e spietata, quasi unicamente il significato di competizione e concorrenza. Da questa concezione deriva il degrado di elementi culturali e materiali gravissimi, quali: le tasse indicate come balzelli; la critica ai compiti dello Stato e l’allentamento dei compiti e ruoli della vigilanza pubblica; i risibili investimenti in innovazione, ricerca, istruzione e formazione; lo spostamento di risorse dal lavoro alla rendita; l’individualizzazione dei rapporti di lavoro; la frammentazione dei cicli produttivi all’estensione delle tipologie di rapporto di lavoro precario; l’estensione dell’economia sommersa e del lavoro nero; la pratica sempre più diffusa di esternalizzazioni e subappalti”.

 

Ma cosa sono gli appalti e subappalti?

 

Giorgio Sclip Indica che l’appalto “è un contratto con il quale il committente incarica l’appaltatore di realizzare un’opera o un servizio, dietro il pagamento di un prezzo pattuito. L’opera o il servizio che dovrà compiere l’appaltatore sarà realizzata a suo rischio e con mezzi propri; l’appaltatore si sobbarca per intero il lavoro, provvedendo ad organizzare sia i mezzi personali e materiali utili alla realizzazione, oltre al rischio di non riuscire nell’esecuzione”.

 

Il subappalto è, invece, un contratto “mediante il quale l’appaltatore, incaricato di realizzare un’opera o un servizio dal committente, affida a sua volta ad un altro soggetto il compimento degli stessi lavori. L’oggetto del subappalto è lo stesso del contratto di appalto: l’esecuzione dell’opera o del servizio del committente. In sostanza, è una specie di delega all’esecuzione dei lavori ordinati dal committente”.

 

Si ricorda che il subappalto “prevede tre figure:

  • il committente;
  • l’appaltatore incaricato dal committente mediante contratto di appalto;
  • il subappaltatore, incaricato dall’appaltatore.

 

Si indica poi che il codice civile prevede che, di regola, “il subappalto sia vietato, a meno che il committente non abbia prestato il proprio consenso. In altre parole, l’appaltatore non può delegare i lavori a un altro imprenditore se non è autorizzato dal committente”.

Inoltre secondo il nuovo Codice dei Contratti, il subappalto “è il contratto con il quale l’appaltatore affida a terzi l’esecuzione di parte delle prestazioni o lavorazioni oggetto del contratto di appalto. Costituisce, comunque, subappalto qualsiasi contratto avente ad oggetto attività ovunque espletate che richiedono l’impiego di manodopera, quali le forniture con posa in opera e i noli a caldo, se singolarmente di importo superiore al 2 per cento dell’importo delle prestazioni affidate o di importo superiore a 100.000 euro e qualora l’incidenza del costo della manodopera e del personale sia superiore al 50 per cento dell’importo del contratto da affidare. L’eventuale subappalto non può superare la quota del 30 per cento dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture”.

 

L’affidatario – continua la relazione – “comunica alla stazione appaltante, prima dell’inizio della prestazione, per tutti i sub-contratti che non sono subappalti, stipulati per l’ esecuzione dell’appalto, il nome del subcontraente, l’importo del sub-contratto, l’oggetto del lavoro, servizio o fornitura affidati. Sono, altresì, comunicate alla stazione appaltante eventuali modifiche a tali informazioni avvenute nel corso del sub-contratto”.

 

Il relatore si sofferma poi anche su alcune criticità derivanti dall’art. 105, secondo comma, del Decreto Legislativo 18 aprile 2016, n. 50, il Codice dei contratti pubblici.

 

Sicurezza e appalti: rischi aggiuntivi e rischi interferenziali

Come accennato anche nell’introduzione “la prevenzione dei rischi per la salute e la sicurezza durante l’esecuzione di attività da parte di aziende o di professionisti esterni all’interno del sito aziendale costituisce da sempre una delle criticità principali nel sistema di gestione della sicurezza di qualsiasi azienda”.

 

In particolare Giorgio Sclip, come ricordato anche in molti nostri articoli e interviste sul tema degli appalti, segnala che “il ‘terreno’ degli appalti e dei subappalti è da tempo segnalato tra quelli maggiormente esposti a pericolo e fonte di gravi incidenti”.

 

E ormai da diverso tempo i modelli di organizzazione di impresa “sono decisamente, e sembrerebbe inesorabilmente, orientati alle esternalizzazioni e al decentramento produttivo”. In questo senso “sembrano una tendenza sempre più consolidata le diverse forme di ‘esternalizzazione interna’, mediante le quali si cedono a terzi parti del processo produttivo, che poi si riacquistano tramite appalti, talora con utilizzo delle stesse attrezzature e capitale umano impiegato in precedenza”.

 

È tuttavia evidente che questa scelta organizzativa porta dei rischi aggiuntivi che complica la tutela di infortuni e malattie professionali: “le attività svolte dal personale esterno si sovrappongono o interfacciano con quelle eseguite dal personale interno dell’azienda o con quelle eseguite da altro personale esterno afferente ad altra azienda presente, a qualsiasi titolo, nelle stesse aree di lavoro, andando a creare, quindi, i cosiddetti rischi interferenziali”.

 

E la causa principale di tale criticità – continua Giorgio Sclip – “è la perdita del fondamentale requisito dell’unitarietà, in assenza della quale è complicato – se non in presenza di un’adeguata, puntuale, precisa e costante gestione della sicurezza – garantire a tutti un adeguato livello di tutela”.

In questa configurazione organizzativa “non è poi da trascurare un importante ulteriore elemento intrinseco che condiziona pesantemente l’organizzazione del lavoro a causa della ricerca della massimizzazione dei profitti, che scarica e impone i maggiori sacrifici proprio all’anello più debole e indifeso della catena: condizioni di lavoro spietatamente e inesorabilmente ‘al ribasso’ per aumento di carichi di lavoro, estrema flessibilità degli orari di lavoro e bassa retribuzione”.

 

Per prevenire o ridurre la significatività di questi rischi, indica l’autore, “è necessario implementare un sistema di gestione della sicurezza che coinvolga sia il committente sia i diversi appaltatori interessati con l’obiettivo di garantire il rispetto di procedure di sicurezza coordinate e condivise”.

 

Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale del contributo di Giorgio Sclip che si sofferma anche su alcuni strumenti normativi per migliorare la tutela dei lavoratori e la gestione della sicurezza.